In occasione della cerimonia di inaugurazione della tappa salernitana del Treno del Ricordo — che da tre anni, in concomitanza con la Giornata del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata, percorre idealmente, in undici tappe, il viaggio compiuto nell’immediato dopoguerra dagli esuli istriani, fiumani e dalmati, italiani che scelsero di abbandonare la loro terra d’origine, divenuta territorio jugoslavo dopo gli accordi di Parigi del 1947, pur di non rinunciare alla propria identità nazionale, per raggiungere i vari campi profughi presenti sul territorio nazionale, da Nord a Sud — abbiamo incontrato Francesco Avallone, originario di Fiume e esule a Campagna, e raccolto la sua testimonianza.
Il padre, Raffaele Avallone, tra le vittime delle Foibe, fu uno stretto collaboratore di Giovanni Palatucci, funzionario di polizia e questore reggente di Fiume durante la Seconda guerra mondiale. Palatucci, riconosciuto come Giusto tra le Nazioni, insieme allo zio Vescovo di Campagna, anch’egli di nome Giovanni Palatucci, salvò migliaia di ebrei dalla deportazione, prima di essere arrestato dai nazisti e morire nel campo di concentramento di Dachau il 10 febbraio 1945.



