Mostra diffusa “Infiniti Mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio De André”

Clicca sull’immagine per ingrandire

Diciotto fotografi internazionali, uno scultore e cinque illustratori dialogheranno con i temi della poetica del cantautore genovese

Un viaggio visivo nell’umanità fragile e potente cantata da Fabrizio De André. Si intitola Infiniti Mondi. Viaggio nella poetica di Fabrizio De André ed è la grande mostra, unica nel suo genere, ideata e curata dall’Associazione TEMPI MODERNI nel suo decimo anno di attività. Oltre centosessanta opere a Salerno, dal 21 marzo al 2 giugno 2026, racconteranno l’attualità poetica delle tematiche che il cantautore genovese ha regalato al secolo breve. Per farlo, Tempi Moderni, si è affidata alla stessa lente con cui, dal 2016, guarda il mondo: grandi narratori della fotografia d’autore, del disegno e della scultura.

Nel cuore antico della città, lo storico Palazzo Fruscione (dove sarà esposto il corpus principale della mostra), e in un percorso diffuso tra location suggestive del centro antico, le fotografie di Gianni Berengo Gardin, Valerio Bispuri, Lisetta Carmi, Mimmo Dabbrescia, Barbara Di Maio, Mario Dondero, Luciano Ferrara, Guido Giannini, Gianluca Greguoli Venini, Guido Harari, Mimmo Jodice, Silvia Lelli, Cesare Monti, Lina Pallotta, Paolo Pellegrin, Ivan Romano, Reihnold Kohl; un video d’autore di Gabriele Salvatores, le illustrazioni di Stephen Alcorn, Paolo Castaldi, Pablo Echaurren, Matilde Grossi, Sergio Staino e la scultura in chewing gum di Maurizio Savini, dialogheranno con i temi custoditi nelle canzoni di Faber.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

La mostra, non è un album di ricordi, ma un dispositivo di ascolto. Ogni scatto è una soglia: restituisce a De André il suo tempo e, allo stesso modo, lo riscrive nel nostro. Un progetto, diventato realtà anche grazie al confronto, gentile e partecipativo, di Dori Ghezzi e della Fondazione De André Onlus, che presiede. Il percorso si apre con un viaggio nell’opera iconografica che, con una goccia di splendore, fotografi come Mimmo Dabbrescia, Guido Harari, Gianluca Greguoli Venini, Cesare Monti, Reihnold Kohl, Carlo Silvestri hanno dedicato nel corso degli anni a Fabrizio De André; una goccia di splendore che ci restituisce il suo passaggio nel tempo, con il corpo che invecchia, ma non il pensiero, che diventa eterno.

In questo percorso, la prima delle “canzoni traccia”, vestirà i colori delle opere – alcune delle quali inedite – di Pablo Echaurren, illustratore e scrittore di fama internazionale, che ci faranno tenere per mano sulle note di un malinconico Girotondo. Accanto, un Gorilla di chewing gum sarà l’omaggio di Maurizio Savini alla traduzione che De André fece del brano di Georges Brassens nel 1968. Gli scatti intimi e familiari di Pier Paolo Pasolini con la madre Susanna, immortalati da Mario Dondero, ci riportano alle note di Una storia sbagliata, grido di dolore che racconta la morte del poeta friulano. Con il ritratto di Laura Santi, consigliera generale dell’Associazione Luca Coscioni, scattato da Guido Harari, viene affrontato il delicatissimo tema del fine vita sulle note di quella Preghiera in gennaio, una supplica laica rivolta a Dio, che chiede misericordia per un uomo (Luigi Tenco) morto suicida.

Il racconto continua attraverso gli indimenticabili scatti di Paolo Pellegrin: gli occhi persi nel vuoto del piccolo Maram dopo un bombardamento israeliano a Beit Hanoun, in Palestina, e lo sguardo spaventato di un soldato ucraino appena arruolato nell’esercito, in un dialogo drammatico tra i conflitti cantati da Faber ne La guerra di Piero e Sidún.

Prosegue con gli scatti della grande Lisetta Carmi, che con il suo obiettivo, ha raccontato la Genova portuale de La città vecchia, immortalando, ancor prima che De André la cantasse, la Morena di Via del Campo e, con lo spirito di anticonformismo e di avanguardia che l’ha sempre contraddistinta, i travestiti la cui sensibilità anima, nel nome di Prinçesa, anche lo spirito narrativo di un’altra grande protagonista della fotografia contemporanea, Lina Pallotta; in un rapporto di forte identità culturale, tra vicoli, mare e storia millenaria, il “sentire” genovese incontra quello napoletano, dove il travestito incontra il Femminiello nelle immagini di Luciano Ferrara, ritratto identitario di una Napoli inclusiva che cambia, ma che rimane ancorata al classico delle sue melodie eterne, di cui La nova gelosia è figlia legittima. Ed è sempre la potenza fotografica della Carmi, che racconta il chiaroscuro della Sardegna di Hotel Supramonte, a farci entrare nel contesto culturale e sociale in cui maturò il rapimento di Dori Ghezzi e Fabrizio De André.
L’esposizione continua con Canzone del maggio, ispirata ai moti studenteschi di Parigi del ‘68, incontrando le immagini storiche di Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi maestri della fotografia d’autore internazionale, in dialogo con le preziose e iconiche immagini del Festival del proletariato giovanile di Parco Lambro a Milano del 1976 di Silvia Lelli. Sempre gli scatti di Berengo Gardin raccontano il nomadismo di Khorakhanè con il suo lavoro dedicato agli Zingari di Firenze, Trieste e Palermo; così come i suoi scatti da “Morire di Classe” – uno dei libri di fotografia più importanti del ‘900 italiano – interpretazione del silenzio verbale del protagonista de Un matto, contribuirono, con la legge Basaglia, a mettere la parola fine sui manicomi.

Un doveroso omaggio al Maestro Mimmo Jodice ci porta sull’altalena di Ho visto Nina volare – un ricordo di De André sospeso tra l’infanzia e l’età adulta – dove il volo diventa metafora del desiderio umano di elevarsi a ponte collettivo tra tempo terreno e tempo trascendente. Il suo bianco e nero si fonde con il colore intenso delle foto di Ivan Romano, che danno un volto a quei migranti la cui vita troppo spesso si perde negli abissi del mare, a quell’umanità disperata e perduta cui De André dedica parte del suo ultimo brano, Smisurata preghiera. Le foto di Barbara Di Maio, dove i volti seri, stanchi ma forti, che si intravedono sotto veli neri, sono l’immagine che evoca le figure femminili cantate da Fabrizio De André in Via della croce.

E poi ancora, il tema delle carceri esplorato da Valerio Bispuri, i cui scatti, che hanno contribuito alla chiusura del padiglione 5 del carcere argentino di Mendoza e riportato l’attenzione sulle condizioni disumane in cui versano molti penitenziari italiani, sono in dialogo con il giovane impiegato cantato dal cantautore genovese nel brano Nella mia ora di libertà, un uomo ordinario che, in un giorno qualunque, pensa, nella scia emotiva dei movimenti del Sessantotto, di potersi ritagliare da solo il proprio spazio di salvezza. Il percorso a Palazzo Fruscione, infine, si chiude con il videoclip, del regista premio Oscar Gabriele Salvatores, La domenica delle salme, un’opera sintesi del pensiero del cantautore genovese.

LA MOSTRA DIFFUSA

L’esposizione sarà un’occasione per delineare un percorso emotivo nelle tematiche deandreiane anche attraverso la sezione della mostra diffusa, un cammino nel patrimonio storico e architettonico della città. Apre il percorso il Foyer del Teatro Verdi con un’altra fotografia di Guido Harari che ritrae De André in frac, durante un’esibizione dal vivo di Ottocento, a braccia aperte come ad accogliere tra le stesse l’intera città di Salerno. Ancora, nel rinnovato spazio del Giardino della Minerva, su La collina, un omaggio a Spoon River attraverso un ritratto, ancora firmato da Harari, di Fernanda Pivano, che tradusse in Italia quel capolavoro della letteratura del ‘900 di cui De André nelle vesti del Suonatore Jones, realizzò una trasposizione in musica con il suo Non al denaro, non all’amore né al cielo. Nella dinamica vuoti-pieni dello Scalone di Palazzo Ruggi d’Aragona, e nell’atmosfera sospesa del Chiostro del Convento di San Nicola della Palma, abiteranno le xilografie di Stephen Alcorn, che, sotto forma di Tarocchi, racconteranno i passaggi di vita di De André al ritmo di Volta la carta. Nel Salone delle Esposizioni e nella Cappella di San Ludovico dell’Archivio di Stato, prenderanno vita i protagonisti di Anime salve nell’interpretazione dell’illustratrice Matilde Grossi. Ancora, nell’Ipogeo in San Pietro a Corte e nell’acclusa Cappella di Sant’Anna, troverà spazio l’adattamento illustrato di Ave Maria e di Tre Madri, di Paolo Castaldi, dove una deposizione di Cristo tra le braccia di Maria con alle spalle le macerie di una guerra dei nostri giorni, dialoga con uno scatto evocativo del Monte Sant’Elia in Calabria, di Guido Giannini, dove tre croci svettano sulla nebbia di una valle silenziosa. Il racconto prosegue nei giardini della Cittadella Giudiziaria con Valerio Bispuri e le sue Anime salve, gli orfani nel Pakistan. Infine, nel Chiostro della Pace – disegnato da Ettore Sotsass jr – in un ponte ideale con l’Università degli Studi di Salerno, troveremo la matita di Sergio Staino a raccontarci due grandi classici: Il pescatore e Bocca di rosa.